La perizia finale disposta dai giudici conferma le carenze educative e le conseguenze sui tre bambini di Nathan Birmingham e Catherine Trevallion ma nella parte finale sottolinea che “non intende in alcun modo sostenere l’opportunità di una permanenza in Istituto” ma al contrario un ritorno in famiglia con nuove condizioni.

Catherine Birmingham e Nathan Trevallion

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Sui tre fratellini della cosiddetta famiglia nel bosco riscontare immaturità neuropsicologiche dovute a mancanza di stimoli adeguati e un’educazione carente da parte dei genitori ma “non si intende in alcun modo sostenere l’opportunità di una permanenza in Istituto” e al contrario “si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per un rientro a casa dei bambini compatibile con il loro benessere”, è quanto precisa nero su bianco la psichiatra Simona Ceccoli nella relazione finale della perizia super partes depositata nelle scorse ore al Tribunale per i minorenni dell’Aquila che nei prossimi giorni dovrà prendere una decisione finale sulla delicata vicenda.

Il documento finale della perizia disposta dai giudici è composta da ulteriori 50 pagine che integrano la prima stesura di 196 pagine e comprendono una risposta alle controdeduzioni della perizia di parte presentata dai consulenti di Nathan Birmingham e Catherine Trevallion. Conclusioni accolte positivamente dal nuovo avvocato della coppia, Simone Pillon, che ha dichiarato: “Prendo atto del ripetuto auspicio della consulente di un precoce e positivo ricongiungimento della famiglia, nell'interesse dei minori e del recupero delle relazioni familiari". Secondo la perizia, i test e gli esami psicologici hanno riscontrato “Carenze o discontinuità di stimoli adeguati sul piano relazionale, sociale e scolastico” che hanno avuto effetti sullo sviluppo “psico-emotivo e cognitivo” dei bambini fino a “un quadro importante di immaturità neuropsicologica” con “rigidità del pensiero e ridotta capacità di contatto e percezione della realtà”.