Le conclusioni finali della perizia psichiatrica firmata dalla consulente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Simona Ceccoli, sono state depositate e adesso il procedimento entra nel punto in cui ogni formula tecnica si traduce in una domanda: che cosa accadrà ai tre bambini della cosiddetta famiglia nel bosco? L’atto finale ribadisce linee valutative già emerse e contestate con durezza dai consulenti della difesa. La consulenza di Ceccoli, affidata dal Tribunale dopo l’ordinanza che aveva disposto approfondimenti psico-diagnostici sull’intero nucleo, era stata incaricata di valutare il profilo dei genitori, la qualità delle competenze genitoriali, l’eventuale recuperabilità delle criticità e, parallelamente, la condizione psico-affettiva e cognitiva dei figli.
Il passaggio decisivo: dalla perizia alle decisioni del collegio
La perizia non è la sentenza del caso, né esaurisce la decisione del collegio giudicante. È però uno degli snodi più influenti del procedimento, perché offre ai giudici la base tecnica su cui valutare l’assetto futuro dei minori: permanenza fuori dal nucleo, graduale ricongiungimento, rafforzamento del percorso di sostegno alla genitorialità o, nello scenario più estremo, aperture verso prospettive ancora più radicali sul piano della responsabilità genitoriale. Già dalle indiscrezioni di fine aprile era emersa una condizione di inadeguatezza genitoriale in capo a Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, escludendo nell’immediato tanto il ricongiungimento familiare quanto l’ipotesi di affidamento esclusivo al padre. La stessa relazione, però, non chiudeva in astratto alla possibilità di un recupero, lasciando intravedere un percorso di riacquisizione dell’idoneità attraverso interventi e verifiche successive. È su questo si giocherà la prossima decisione del Tribunale.










