La scena più difficile da archiviare, in questa storia, non è un atto giudiziario. È quella di tre bambini che, da mesi, vivono dentro una separazione diventata sistema: prima sottratti alla loro casa, poi tenuti lontani dal padre, poi ancora separati dalla madre. Intorno, una montagna di carte. Le ultime sono le più pesanti: oltre 300 pagine depositate al Tribunale per i Minorenni dell’Aquila dai consulenti di parte Tonino Cantelmi e Martina Aiello, convinti che la consulenza tecnica d’ufficio firmata dalla dottoressa Simona Ceccoli non possa essere considerata una base affidabile per decidere il futuro dei minori.
Il nuovo documento, presentato ieri 19 maggio, individua 15 criticità e formula un’accusa pesantissima sul piano tecnico: la relazione contestata sarebbe, secondo i due specialisti, “gravemente carente” sotto il profilo metodologico, scientifico e della neutralità valutativa. Non è una sfumatura lessicale. Nel linguaggio delle perizie, significa contestare non solo alcune conclusioni, ma l’impianto stesso con cui quelle conclusioni sono state raggiunte.
La vicenda è quella della cosiddetta “famiglia nel bosco” di Palmoli, nel Chietino: i genitori, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, una coppia anglo-australiana che aveva scelto una vita neorurale, immersa nella natura, lontana dai modelli abitativi tradizionali. I loro tre figli — due gemelli di 6 anni e una sorella di 8 — furono allontanati il 20 novembre 2025 con un provvedimento del tribunale che sospese la responsabilità genitoriale della coppia. Da allora il caso ha attraversato tribunali, relazioni, ricorsi, polemiche politiche, appelli pubblici e persino un confronto istituzionale tra magistratura e Ministero della Giustizia.






