L’ennesimo battibecco con Netanyahu, che finora lo ha indotto a fare tutto quello che chiedeva o quasi, incorona una politica estera povera di idee strategiche e ricca di colpi a vuotoUna delle misure della disperazione di Donald Trump è l’umiliante pervicacia con cui è costretto a rincorrere gli alleati, che talvolta si aggiungono agli avversari nella lista dei soggetti da tenere a freno. Il caso in questione è naturalmente Benjamin Netanyahu. Il presidente ha in modo perentorio detto che «Israele e Iran devono immediatamente smettere di sparare», dopo lo scambio di missili del fine settimana. Poi ha aggiunto: «Entrambe le parti, Israele e Iran, stanno cercando di arrivare aPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Mattia FerraresiModenese, come tutti. Giornalista di Domani, scrive di politica estera e altre cose. È stato caporedattore per quattro anni. Ha lavorato per il Foglio e scrive per New York Times, Wall Street Journal, Boston Globe, Foreign Policy. Ultimo libro: I demoni della mente. Il racconto di un'epoca in cui non si ha fiducia in niente ma si crede a tutto (Mondadori)