Netanyahu all'angolo non smette di lottare. "Eliminato il rischio atomica. Mi ricandido"
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Verrà il momento della resa dei conti, e 60 giorni di trattative sono lunghi. Ancora non è detta l'ultima parola. Ma Israele cerca di trovare un nuovo equilibrio nello spiacevole mondo in cui Trump lo spintona, quello che Vance ha descritto col consueto distacco verso tutto ciò che non è americano: "Israele avrà il suo posto al tavolo del nuovo Medioriente". La nuova trattativa con l'Iran, perché ancora davvero è assurdo pensare di chiamarla accordo o pace, è una nebbia su un Paese stanco e ferito, un'offesa per gli uomini delle riserve, per la memoria dei soldati che hanno pensato di combattere per una soluzione seria della questione iraniana, la grande minaccia atomica e terrorista su Israele. Non sarà così, almeno per ora.Israele è fuori dal tavolo su cui si è elaborato il non-accordo che gli iraniani baldanzosamente mostrano in giro. Che ne siano contenti è evidente e le ragioni sono le stesse per cui Israele si domanda come Trump dopo tanta comune fatica sia arrivato a una scelta così misera, che certo lascerà scritto sui libri di storia come abbandona il campo un presidente che si è opposto al peggiore di tutti gli Stati, basato sulla prepotenza e l'omicidio della sua gente, e internazionalmente sulla costruzione di un esercito di proxy (Hezbollah, Hamas, Houthi) e sullo sfondo i Paesi autocratici, la Cina, la Russia di Putin cui l'Iran fornisce i droni, gli stessi che gli Hezbollah sparano su Israele. E come Trump abbia abbandonato la battaglia per salvare il popolo ebraico in un'era di ritorno del pregiudizio antisemita in tutto il mondo. Israele in questa lunghissima guerra di sopravvivenza ha riposto fiducia e ammirazione nell'uomo che ha portato l'ambasciata americana a Gerusalemme e che sembrava capire, finalmente, l'assedio cui Israele è stato sottoposto sin dalla nascita e dal 7 ottobre.Bibi e Trump hanno certo coltivato un rapporto personale. È un sentimento, dei valori che si disfano. La guerra condotta insieme volando a Teheran è stata fantastica, la distruzione delle strutture nucleari e dei missili balistici è una gloria indelebile. Ma adesso Israele vede il suo migliore amico passare un pacchetto enorme di miliardi alle Guardie della Rivoluzione, vede la questione della bomba atomicai rrisolta e quella del Libano in bilico. La gente del Nord è molto preoccupata, denuncia le situazione in cui i missili e i droni degli Hezbollah li hanno costretti dal 2023, senza casa senza scuole e lavoro, con morti, feriti, case distrutte. Netanyahu tace, mentre su di lui si avventa la solita massa di nemici, in piena campagna elettorale, lo accusano di aver sbagliato alleato: Yair Golan lo definisce "debole malato e privo di influenza", Lapid gli lancia un "anche Trump ha capito che ti occupi solo dei tuoi interessi", lo attaccano Gantz e Eisenkhot, attaccare Bibi è sempre una gran festa collettiva, specie dei tanti che invece non hanno potuto sopportare la sua determinazione nel combattere "con le unghie e coi denti", come disse quando Biden gli proibiva la strada di Gaza e adesso quando Trump lo ha insultato perché ha seguitato a rispondere agli Hezbollah bombardando Beirut. Per ora non ha parlato: la ferita brucia, è chiaro, ed è difficile capire cosa fare, gli Usa sono sempre il bastione dell'Occidente. Mai, è evidente, Netanyahu, avrebbe dovuto o potuto rinunciare all'appoggio americano nell'intraprendere la lunga strada di guerra cui Israele è stato costretto dopo il 7 ottobre. Adesso le sue scelte sono tutte da rilanciare e sarà difficile nella nuova atmosfera in cui si intima di non muoversi pena il rapporto con gli Usa. A sera il premier rompe il silenzio. "La gente mi chiede cosa abbiamo ottenuto. Abbiamo ottenuto l'eliminazione di una minaccia esistenziale e imminente". E rilancia subito la sua sfida politica agli oppositori: "Corerò alle elezioni e intendo vincere", chiarendo anche i suoi rapporti con Trump: "Sono quelli di due partner di lunga data, e ogni tanto ci sono divergenze. Chi pensa che si possa non prendere in considerazione quello che dice il nostro alleato Usa, sbaglia. Ma alla mia guida, ho dimostrato di aver portato Israele alla sua posizione di forza attuale".










