È il saluto dell’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, a firmare la WWDC 2026, la conferenza mondiale dedicata ai sistemi operativi, alle app e agli sviluppatori che si tiene ogni anno a Cupertino. Cook è emozionato nel suo discorso di chiusura: per lui è l’ultimo keynote da CEO: dopo quindici anni alla guida dell’azienda della Mela, dal prossimo settembre lascerà il posto a John Ternus e diventerà presidente esecutivo del consiglio di amministrazione. Un passaggio tanto importante quanto delicato, in uno scenario tecnologico che evolve sempre più velocemente.
E questo del 2026 èun keynote importante per diversi motivi. Fu proprio nel primo evento guidato da Cook, nel 2011, che Apple presentò al mondo l’iPhone 4S e con esso Siri, l’assistente vocale che allora sembrava destinato ad aprire una nuova stagione nel rapporto tra persone e dispositivi. Era il 4 ottobre, un giorno prima della morte di Steve Jobs. Quindici anni dopo, però, Siri non è diventata esattamente il miracolo promesso. Anzi: la sua tecnologia è stata superata dalla concorrenza di OpenAI, Anthropic e Google. Ma in questa Wwdc il cerchio si chiude. Cook aveva aperto la sua era con la prima Siri e la conclude svelandone il reboot, una versione riscritta per l’epoca dell’intelligenza artificiale generativa. Una rifondazione su cui Apple si gioca parecchio, su tutti i fronti: dal valore dell’azienda come fronte di innovazione, alla sua visione della tecnologia oggi, fino banalmente al successo dei prossimi iPhone. Ma non solo: sul tavolo infatti c’è l’intero ecosistema Apple: dal Mac agli AirPods, passando per i prodotti più di frontiera come il visore Vision Pro e per i prossimi dispositivi indossabili che probabilmente arriveranno. Prodotti esistenti e ipotesi future, tutti destinati a vivere dentro un ambiente digitale rinnovato dall’intelligenza artificiale. iOS 27 e gli altri sistemi operativi











