La somma di Imu, imposta di bollo e tassa sulle successioni e le donazioni offre ogni anno circa 27 miliardi di incassi (1,2% del Pil). In Spagna garantisce 2,2 miliardi (0,12% del Pil), in Norvegia 3 miliardi (0,63% del Pil) e in Svizzera 5,8 miliardi di euro (pari allo 0,6% del Pil)

Gli italiani pagano già più tasse sul patrimonio di spagnoli, norvegesi e svizzeri i cui paesi hanno, unici nel continente europeo, una tassa ufficiale su tutti i patrimoni. Le imposte sui patrimoni in vigore in Spagna e Norvegia e quella sulla sostanza esistente in Svizzera comprendono al loro interno tre parziali tasse sui patrimoni esistenti in Italia: l’Imu, l’imposta sulle successioni e le donazioni e l’imposta di bollo su tutti gli investimenti finanziari. Ma le patrimoniali esistenti in Norvegia e in Svizzera offrono ogni anno incassi di poco superiori allo 0,6% del loro Pil. La patrimoniale esistente in Spagna vale lo 0,12% del Pil. Le tre patrimoniali parziali italiane invece valgono complessivamente quasi l’1,2% del Pil, più del doppio di quelle degli altri paesi.

Il premier norvegese Jonas Gahr Store

La raffica di esenzioni che depotenzia la patrimoniale di Oslo

La Norvegia ha un pil di circa 470,3 miliardi di euro. La sua wealth tax (la patrimoniale) è la più antica esistente, ed è applicata dal 1982. È una tassa dell’1% sui patrimoni netti superiori a 146 mila euro che sale all’1,1% sopra 1,7 milioni di euro. Sono numerose però le esenzioni e nei patrimoni vengono calcolate le case a valore catastale, assai diverso da quello di mercato (molto più basso). L’incasso annuale della patrimoniale è di 3 miliardi di euro, pari appunto allo 0,63% del Pil norvegese.