Introdurre una patrimoniale non è semplice. Più facile invece rivedere l’imposta di successione, dalla quale oggi, in Italia, si ricava troppo poco. Con pochi aggiustamenti potrebbe dare buoni risultati di gettito e sotto il profilo dell’equità.
La ricchezza sempre più concentrata
La crescente concentrazione della ricchezza nelle mani del primo 0,1 per cento della popolazione ha fatto emergere un acceso dibattito sull’opportunità e la concreta realizzabilità di una imposizione di tipo patrimoniale. Ma anche un approccio tendenzialmente irrazionale, di pro o contro. Si sottovaluta, invece, il tema forse più spinoso: il superamento degli schermi che vengono normalmente frapposti fra il “ricco” e le sue proprietà (società in paradisi fiscali, trust, fondazioni e molto altro). Tematica, questa, assai delicata perché i grandi patrimoni vengono di solito schermati attraverso questi veicoli che usano nel modo migliore le differenze normative fra paese e paese. È la ragione che rafforza, in concreto, la soluzione – nei fatti alternativa – di un possibile riassetto dell’imposta sulle successioni e donazioni. Quest’ultima ha il pregio di riferirsi innanzitutto a un’imposta già esistente e in qualche misura digerita dal contesto, ma dalla quale si ricava oggi, in Italia, un po’ troppo poco. Con modesti aggiustamenti potrebbero conseguirsi, invece, interessanti obiettivi di carattere equitativo e di gettito. Proviamo, allora, a esaminarli in concreto.






