Osservatorio CrifSe Hormuz riaprirà entro l’estate, Crif stima un aumento della rischiosità al 3,7% a fine 2026. Nello scenario più pessimista, il tasso salirebbe al 4,4%di Giovanna Mancini8 giugno 2026Il trend di risalita - costante ma graduale e sotto controllo - è rimasto lo stesso per alcuni anni: l’afflusso di liquidità senza precedenti immesso dai governi di tutta Europa per far fronte alla crisi del Covid-19 e degli anni subito successivi aveva permesso alle aziende italiane di raggiungere tassi di rischiosità creditizia minimi, sotto il 2% secondo le rilevazioni di Crif, società specializzata in sistemi di informazioni creditizie.Non stupiva dunque, né preoccupava, la progressiva crescita di questa percentuale iniziata a fine 2022, che da un lato ha accompagnato la ripresa degli investimenti e, dall’altro, ha risentito delle continue incertezze e difficoltà economiche degli anni successivi, dovute principalmente alle tensioni geopolitiche e commerciali globali, con ripercussioni maggiormente evidenti in alcuni settori produttivi più esposti alle oscillazioni dei costi energetici e delle materie prime, o al calo della domanda in mercati strategici, come la Cina. I livelli di rischiosità sono rimasti comunque, finora, ben al di sotto dei livelli pre-pandemia (sopra il 4%), senza destare dunque particolare allarme tra gli analisti.La situazione a fine 2025A fine 2025, secondo l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio sulle imprese realizzato da Crif, il tasso medio di default ha raggiunto il 3%, contro il 2,9% rilevato a fine 2024, con un incremento più marcato per le società di capitali (dal 3,1% al 3,3%), maggiormente esposte all’aumento dei tassi di interesse e alle condizioni macroeconomiche, mentre le realtà più piccole (società di persone e ditte individuali) hanno registrato tassi stabili attorno al 2,8-2,9%.Per completare il quadro a fine 2025, sul fronte delle erogazioni l’Osservatorio Crif ha rilevato un aumento dell’11% dei prestiti alle imprese, un dato da leggere positivamente, perché riflette sia migliori condizioni di accesso al credito, sia la propensione delle imprese a investire per aumentare la propria competitività. È aumentato anche lo stock dei finanziamenti in essere, che è tornato in terreno positivo dopo un lungo periodo di calo. Nel dettaglio, spiegano da Crif, sono aumentati in particolare i mutui chirografari (senza garanzie reali) e quelli generici, con una crescita del 20%.La guerra in Iran cambia le carte in tavolaQuesto quadro, tuttavia, è invecchiato precocemente e rapidamente dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, lo scorso 28 febbraio. «A impattare sul contesto macroeconomico sono choc esterni legati alla situazione geopolitica, in particolare la chiusura dello stretto di Hormuz, con il conseguente rialzo dei costi energetici e delle materie prime e le strozzature lungo le supply chain», osserva Luca D’Amico, ceo di Crif Ratings, che mette in evidenza i potenziali rischi derivanti da questa situazione anche per l’economia reale e la salute creditizia di famiglie e imprese. La guerra in Medio Oriente - e soprattutto il prolungato blocco di Hormuz - sta infatti già portando alla revisione al ribasso delle aspettative di crescita economica globale, al rialzo delle stime dell’inflazione e a una «potenziale revisione delle politiche monetarie della Bce».