Lo shock energetico globale derivante dalla chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz è durato più a lungo di quanto la maggior parte degli analisti avesse previsto, determinando un forte aumento delle aspettative di inflazione a breve termine, in particolare in Asia e in Europa, dove l’autonomia energetica è notevolmente più debole rispetto agli Stati Uniti. Tuttavia, da un punto di vista dei fondamentali, ci troviamo ancora in un contesto disinflazionistico. Ciò è sostenuto dall’impatto a medio termine degli aumenti di produttività guidati dall’intelligenza artificiale negli Stati Uniti e dalla persistente debolezza economica in Europa. Di conseguenza, qualsiasi retorica restrittiva da parte della Federal Reserve (Fed) o aumenti dei tassi “preventivi” da parte della Banca Centrale Europea (BCE) saranno probabilmente, nella migliore delle ipotesi, temporanei. In questo contesto, in cui le azioni della BCE e della Fed sono giudicate temporanee, le preoccupazioni del mercato riguardo a un’inflazione persistente dovrebbero gradualmente diminuire, e i recenti picchi dei rendimenti rappresentano un’opportunità per gli investitori di assicurarsi rendimenti interessanti per scadenze a medio termine fino a 5 anni.
Banche centrali, narrativa contro fondamentali
Secondo Indosuez Wealth Management l'impatto della crisi legata allo Stretto di Hormuz ha alimentato le aspettative di inflazione nel breve termine, soprattutt…
Shock Hormuz spinge inflazione, ma fondamentali restano disinflazionistici per AI productivity USA e debolezza EU; Brent 91$ 2026. Fed e BCE avranno politiche restrittive temporanee; Eurozona 0,4% crescita (USA 2,1%) soffre compressione capex tech sotto pressione energetica.







