Lo shock energetico globale derivante dalla chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz è durato più a lungo di quanto la maggior parte degli analisti avesse previsto, determinando un forte aumento delle aspettative di inflazione a breve termine, in particolare in Asia e in Europa, dove l’autonomia energetica è notevolmente più debole rispetto agli Stati Uniti. Tuttavia, da un punto di vista dei fondamentali, ci troviamo ancora in un contesto disinflazionistico. Ciò è sostenuto dall’impatto a medio termine degli aumenti di produttività guidati dall’intelligenza artificiale negli Stati Uniti e dalla persistente debolezza economica in Europa. Di conseguenza, qualsiasi retorica restrittiva da parte della Federal Reserve (Fed) o aumenti dei tassi “preventivi” da parte della Banca Centrale Europea (BCE) saranno probabilmente, nella migliore delle ipotesi, temporanei. In questo contesto, in cui le azioni della BCE e della Fed sono giudicate temporanee, le preoccupazioni del mercato riguardo a un’inflazione persistente dovrebbero gradualmente diminuire, e i recenti picchi dei rendimenti rappresentano un’opportunità per gli investitori di assicurarsi rendimenti interessanti per scadenze a medio termine fino a 5 anni.