La finanza non passa più soltanto dalle banche. Mentre il mondo bancario, italiano ed europeo, è entrato in una fase di tumultuoso riassetto - tra la guerra di potere tra Intesa e Banco Bpm per la presa di Mps da un lato, e l'offensiva di Unicredit sulla tedesca Commerzbank dall'altro - c'è chi si muove nel mondo del credito crescendo di peso, rilevanza, influenza e quindi anche come fattore di rischio. Una quota in costante aumento del credito a famiglie e imprese viene erogata oggi da società di credito al consumo, operatori del leasing e del factoring, fondi di investimento, fondi di private debt e altri intermediari non bancari. È il fenomeno noto come shadow banking, che le autorità internazionali preferiscono definire Non-Bank Financial Intermediation (NBFI).

La crescita è impressionante. Secondo il Financial Stability Board, nel 2024 gli attivi degli intermediari finanziari non bancari sono aumentati del 9,4%, circa il doppio rispetto al sistema bancario, fermo al 4,7%. Oggi rappresentano il 51% delle attività finanziarie mondiali, superando il peso delle banche, che si attesta al 38%. All’interno di questo universo rientrano anche attività molto vicine alla vita quotidiana: società di credito al consumo, società finanziarie, operatori del leasing e del factoring. Lo stesso Financial Stability Board include tra le aree più sensibili del sistema non bancario le consumer credit companies e le finance companies, accanto ai fondi e ai veicoli di cartolarizzazione. Anche l’Italia sta seguendo questa traiettoria, pur restando più bancocentrica - e si vede dalla cronaca finanziaria di questi giorni - rispetto a Paesi come Irlanda, Lussemburgo, Francia o Paesi Bassi. Da anni il credito alle imprese non passa più esclusivamente dagli istituti bancari e cresce il ruolo di fondi specializzati e operatori alternativi. Del resto, come ha ricordato il Governatore Fabio Panetta, “per finanziare innovazione, investimenti tecnologici e sviluppo dimensionale, il credito bancario non basta”.