La mente corre subito allo Houellebecq di Sottomissione, il romanzo che scosse la Francia preconizzando l'affermarsi di uno Stato d'impronta islamista.
Ma l'approccio è molto diverso.
In 2043 non c'è la chiave di lettura cinica e opportunistica dell'autore francese, né si percepiscono le atmosfere cupe o catastrofiste di altri libri distopici sullo stesso argomento.
Besozzi sceglie il registro dell'ironia amara e disincantata per descrivere un futuro complesso, con luci e ombre. \"Parigi val bene un velo\" è forse la frase che meglio racchiude la visione dell'autore, pronunciata da Maddalena, una delle protagoniste, mentre si appresta a giurare come Presidente del consiglio. È un richiamo esplicito alla storica pacificazione tra cattolici e ugonotti, trasposto in un futuro in cui si potrà - è un auspicio - trovare la via per convivere e cooperare tra cristiani e islamici.
Già nella seconda di copertina l'autore ci dice che nel 2043 da lui tratteggiato ci sarà una forte presenza islamica in politica e che \"la Chiesa giocherà un ruolo cruciale\".









