Quando ho compiuto dieci anni, i miei genitori mi hanno regalato un registratore. Ho avuto fame di storie da allora.
C’è un libro che consiglio sempre a chiunque ami il teatro: «La quarta parete» di Sorj Chalandon. Racconta l’impresa impossibile che un regista, malato, chiede a un amico di portare a termine per lui: mettere in scena l’«Antigone» a Beirut, nel Libano sconvolto dalla guerra civile. Gli attori sono palestinesi, drusi, sciiti. Appartengono a fazioni nemiche sul campo di battaglia ma per una volta sola, sul palco, sono chiamati a diventare alleati. Quasi a mettere a tacere le bombe con le parole. Ho pensato proprio a questo libro leggendo il programma della ventiquattresima edizione di «deSidera Bergamo Festival» e le parole del cardinale Pizzaballa che la accompagnano: «Basta una piccola fiammella in un angolo del mondo per vincere le tenebre». Può il teatro tenere accesa una piccola fiammella? Può contare qualcosa in un mondo dilaniato dalle guerre, le violenze, le diseguaglianze, un mondo che ci spinge spesso a pensare che la cultura non serva più a nulla?
Luigi D’Elia, Benedetta Giuntini in Sette opere di misericordia
(Foto Federico Buscarino)
Viene spesso da citare quella famosa frase di Dostoevskij per cui «la bellezza salverà il mondo». Come se la bellezza fosse capace, da sola, di “redimere” la realtà dai suoi lati più bui. In parte è così, ma per i tre direttori artistici di «deSidera», Luca Doninelli, Gabriele Allevi e Giacomo Poretti, c’è di più: «I a bellezza ha bisogno di lavoro: quello necessario per piegare la materia (il marmo, la voce, il corpo, il pensiero) affinché possa ricevere e comunicare il senso di un dono ricevuto». La bellezza salva solo se viene riconosciuta, accolta, custodita. Richiede responsabilità e partecipazione. Cominciamo allora da qui per raccontare il lavoro che «deSidera» porta avanti ormai da anni insieme a talenti emergenti e nomi affermati nel panorama artistico nazionale, ma anche insieme a realtà culturali, comuni e biblioteche di tutta la provincia. Questo lavoro ha permesso al festival di crescere e di radicarsi sul territorio e la ventiquattresima edizione ne è la prova: porterà nella bergamasca oltre novanta appuntamenti (un numero da record), tutti a ingresso libero e senza prenotazione. «Noi rispondiamo a una chiamata - dice Gabriele Allevi presentando la nuova edizione del festival - forse la cosa più curiosa successa negli ultimi anni è che non ci limitiamo (anche se è un grande onore) ad avere con noi ospitalità e opere già collaudate, ma il fatto che ci chiedono anche di produrre cose nuove in certi luoghi, in certi tempi».












