C’è una celebre poesia di Brecht che inizia così: Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?/ Ci sono i nomi dei re, dentro i libri./ Sono stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra? A queste domande sembra rispondere l’amico Walter Benjamin: “E’ compito ben più arduo onorare la memoria delle persone senza nome che non delle persone celebri”.
Nonostante gli sforzi, troppo spesso, anche nei libri degli storici del teatro (a cominciare da quelli del sottoscritto), ricorrono soltanto “i nomi dei re” e latitano le “persone senza nome”. Eppure, nessuna epoca teatrale può esistere, consolidarsi, mutare, tramandarsi senza i tanti, tantissimi ignorati dagli studiosi ma fondamentali al funzionamento di ogni ecosistema culturale. Questo vale anche per i teatri antichi, anzi forse soprattutto per loro, visto che su di essi interveniamo a selezione già fatta dal tempo, per ragioni che non sempre ci è dato di capire.
Prendiamo la Commedia dell’Arte. Salvo isolate eccezioni, continuiamo a parlarne facendo riferimento ai soliti noti, le grandi attrici e i grandi attori che la resero celebre, le poche compagnie primarie che i regnanti e i principi di tutta Europa si contendevano. Ma in realtà, per gli oltre due secoli della sua durata, le compagnie furono centinaia, gli attori diverse migliaia e solo di una parte di essi abbiamo notizia.










