Nell’atrio del Centro servizi di San Giobbe, sede di una residenza per anziani, ci danno un cartoncino e un pennarello; scriviamo i nostri nomi e ce li appuntiamo al petto. Intorno a noi anche gli oggetti hanno un’etichetta: “finestra”, “quadro”, “porta”, “sedia”, per soccorrere chi perde la memoria del mondo e di sé. Due giovani donne, che indossano la divisa del Centro, ci - alt. Così non va bene. Devo inventarmi una descrizione diversa, che sia all’altezza di ciò che ho vissuto qui dentro.

Formalmente si tratta di una tappa della Biennale Teatro di Venezia. Ma è riduttivo chiamarlo spettacolo, è un’esperienza collettiva per una trentina di persone accolte dagli ospiti della Rsa e vari attori.

Ricomincio rovesciando la prospettiva. Il dovere professionale del bravo cronista imporrebbe di descrivere prima i fatti, le scene, i gesti, le parole. Le circostanze esterne, innanzitutto. Invece è necessario mettere al primo posto ciò che ho provato. Non prendetela come un’incontinenza egoriferita, vi prego. Io non conto nulla, qui mi offro a voi come piccolo esempio qualsiasi, ma concreto, di cosa succede facendo questa fortissima esperienza orchestrata da Davide Iodice, intitolata Promemoria, che verrà riproposta a Venezia fino a domenica 14 giugno.