di
Lorenza Cerbini
Una «call to action» a cui hanno risposto da tutta Italia. È quella lanciata dall'artista Elena Guerrini che dopo aver messo insieme migliaia di centrini e lavori all'uncinetto ora li usa per riattivare la memoria degli ospiti delle Rsa e li porta in scena al Festival Inequilibrio di Castiglioncello (Livorno)
«Dentro ogni filo c’è un gesto d’amore ripetuto all’infinito». «Non è solo un centrino, è una carezza che ancora mi abita. Profuma di nonna». «Non so fare l’uncinetto, ma mia nonna mi ha lasciato i cassetti pieni e adesso che cambio casa non so dove metterli. Mi piange il cuore se penso che devo buttarli». «Questo centrino ha visto crescere tre generazioni. È il mio piccolo testimone. Mia mamma si ritrovava ogni pomeriggio a fare l’uncinetto con le vicine di casa». «Non riuscivo a buttarlo: era come lasciare andare le mani di mia mamma».Dietro ad ogni centrino si cela la storia di una donna che con devozione vi ha riposto la propria arte, fantasia e la pazienza legata al tempo necessario per terminarlo e (semmai) farlo diventare una tenda, la coperta matrimoniale, oppure la tovaglia del pranzo di Pasqua. Centrini che in un mondo che viaggia a velocità 5.0 raccontano una storia in controtendenza, simboli di un tempo in cui la maggioranza delle donne trascorreva la vita in casa, ma con il lavoro all’uncinetto contribuiva all’economia familiare.






