Il tema del Teatro Povero di Monticchiello che, da 59 anni, gli abitanti propongono ogni estate in piazza, scrivendo e realizzando e recitando loro stessi un autodramma (come lo definì Strehler), è sempre stato il valore della memoria, di valori e vicende importanti per la collettività, attraverso cui capire il presente e guardare al futuro.
E proprio guardando avanti ecco che queste rappresentazioni sono diventate negli ultimi anni occasioni di denuncia dei pericoli di snaturamento che corre Monticchiello (ma in realtà tutti noi).
E non fa eccezione oggi 'La casa silente' che ha appena debuttato e si replica sino al 14 agosto in questo bellissimo, piccolo borgo arroccato nelle sue mura medievali su un colle della Val d'Orcia, vicino Pienza, che merita un gita. Si tratta di un testo distopico che parla del 2059, quando il teatro non si fa più da tempo e le case vengono vendute a prezzi esorbitanti a ricchi stranieri per le proprie vacanze, mentre nel borgo sono rimasti a vivere solo pochi vecchi, vessati da un sistema da grande fratello per la protezione di questi nuovi abitanti e spinti a comprarsi e tenere in casa la propria bara, che finisce per diventare un elemento di arredo. Le case silenti del titolo sono quelle di questi anziani che, se non danno segni di vita da 15 giorni, accertatane la morte, vengono requisite dallo Stato. L'idea dello spettacolo allora è che la casa requisita sia quella di Tacito, che riporta alla luce carte e oggetti del teatro di cui era a suo tempo animatore. Sono cose che parlano del passato, di vita del paese, e spingeranno gli anziani a ribellarsi al sistema che isola ognuno nella sua casa digitalizzata e automatizzata, compresi quei rarissimi bambini che ancora nascono, anch'essi, coi genitori, sottoposti a controlli e regole vigilate dai Facilitatori che li vogliono chiusi in casa per salvaguardarli da qualsivoglia pericolo.







