C’è un letamaio che profuma di vita nuova. Una contraddizione solo apparente, che diventa metafora di rinascita: dove la materia si decompone, lì nasce la possibilità di un altro inizio. Accade nel cuore dell’Appennino, in un angolo remoto e al tempo stesso centrale, dove Liguria, Piemonte e Lombardia si sfiorano come dita che si cercano. In questo paesaggio ruvido e silenzioso, a Casanova di Staffora, minuscolo paese sospeso tra boschi, vento e memoria, ha messo radici una compagnia teatrale che non assomiglia a nessun’altra. Non è un collettivo artistico in senso stretto, e nemmeno una comunità teatrale nel modo in cui siamo abituati a immaginarla. Anellodebole – così si chiamano – è qualcosa di più simile a una piccola comunità monastica laica del nostro tempo. Un gruppo di persone che ha fatto una scelta radicale: vivere insieme, in ascolto del margine, per dare voce a chi al margine è abituato a restare. Non per salvarlo, ma per camminargli accanto. Il loro teatro non ha sipari né platee, non si consuma in tournée né in stagioni artistiche. Si costruisce nei luoghi della vita quotidiana: una stalla che diventa sala prove,
Il teatro di chi non ha voce Con «Anellodebole» il quotidiano si fa palco Oggi su Buone Notizie
A Casanova di Staffora (Pv), borgo sull'Appennino, un gruppo di persone ha deciso di vivere insieme e ha scelto di dare voce a chi è al margine. Il loro teatro si costruisce nei luoghi della vita quotidiana: una stalla che diventa sala prove, un fienile che si trasforma in palcoscenico. L’impegno dell’associazione Nova Cana di Angela Volpini







