Questo è un articolo del numero de Linkiesta Etc dedicato al tema della tecnologia delle emozioni, in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.
Leo Muscato in un momento delle prove dell’opera, al teatro della Scala. La messa in scena del capolavoro di Verdi è stata replicata fino al 2 gennaio 2025 per un totale di 8 rappresentazioni (più un’anteprima Under30 il 4 dicembre).
Avrebbe potuto diventare un maresciallo dell’Arma. O un programmatore in Visual Basic. O, ancora, il titolare di uno street food sul litorale pugliese non lontano da Martina Franca, dove è nato. Invece Leo Muscato, al secolo Leonardo, è il regista di Otello di Giuseppe Verdi, presto in scena in Germania. Lo incontriamo tra una trasferta e l’altra: occhiali squadrati, sorriso fanciullesco, entusiasmo contagioso, Muscato è protagonista di un film che sta facendo il giro del mondo per raccontare la fabbrica della Scala di Milano, ossia la produzione dell’opera verdiana La forza del destino con la quale il tempio della lirica ha aperto la stagione 2024/25.
Scriviamo “fabbrica”, perché all’impresa hanno lavorato oltre 900 persone, protagoniste di un documentario che con l’opera che racconta condivide oltre al titolo una capacità di emozionare degna di un kolossal. E di questo parliamo con lui. Di emozioni e teatro, o meglio, di emozioni a teatro nell’era in cui la tecnologia può farti vivere in prima persona il volo di uno space shuttle come la violenza di una battaglia medievale, elevando come mai prima la nostra soglia di impressionabilità. Il teatro, infatti, potrebbe apparire prigioniero della massima di Eduardo De Filippo “quattro tavole e due attori”: una suggestione poetica, ma forse deludente per chi cresce a Fast and furious e Call of duty. Il film, tuttavia, non meno dell’opera, ci smentisce. Emozionante, coinvolgente, spettacolare, il documentario di Anissa Bonnefont – grazie anche alla fotografia di Martina Cocco – celebra l’impressionante lavoro che ha preceduto la messa in scena dell’opera del 7 dicembre 2024 alla Scala. E dimostra la capacità del teatro di avviare ancora la propria macchina delle illusioni. Lo scopo è quello di sempre: prendere il controllo dell’attenzione dello spettatore per indirizzarne gli stati d’animo.







