Oltre 25.000 utenti attivi ogni giorno su Telegram in Italia diffondono e vendono contenuti sessuali espliciti di donne e ragazze, spesso minorenni, senza consenso. Nel report “Harassment As Infrastructure”, l’organizzazione europea che si occupa di violazione dei diritti digitali AI Forensics rivela come questo abuso viene messo in rete sfruttando i servizi della piattaforma di messaggistica, dove la violenza di genere prolifica su vasta scala.I risultati della prima analisi transnazionale delle comunità Telegram dedicate all’incitamento alla violenza di genere facilitata dalla tecnologia si basano su circa 2,8 milioni di messaggi raccolti in 16 gruppi e canali diversi nell’arco di sei settimane, tra Italia e Spagna. Lo studio porta a galla un ecosistema di abusi strutturato, fonte di guadagno e ampiamente automatizzato.Nei canali esaminati, l’uso non consensuale di immagini intime e materiale pedopornografico, raffiguranti anche incesto e stupro, si intrecciano a contenuti analoghi generati dall’intelligenza artificiale. Tra i servizi più ricercati e pubblicizzati all’interno di questi gruppi Telegram, infatti, ci sono i “bot di nudificazione”, ovvero strumenti in grado di generare immagini intime senza consenso. Spesso la condivisione di questi contenuti interseca molestie e stalking online, uso di “telecamere spia” per la raccolta di immagini e informazioni sensibili altrui, e ad abusi sessuali sotto forma di giochi di ruolo in chat.Contenuti come questi vengono sistematicamente monetizzati. Gli autori sono soprattutto giovani uomini che approfittano dell’infrastruttura di Telegram, comprese le funzionalità disponibili tramite l’abbonamento Premium, per organizzare i materiali in cartelle e canali privati chiedendo pagamenti digitali in cambio della loro condivisione. Per l’accesso senza scadenza a questi archivi di contenuti sessuali privi di consenso ogni utente paga tra i 20 e i 50 euro, oppure un minimo di 5 euro per abbonamenti mensili periodici.Le vittime, spesso nominate, taggate e rese rintracciabili tramite link condivisi, sono prevalentemente donne e includono partner, conoscenti ed ex partner degli aggressori, nonché personaggi pubblici, in particolare influencer. «Il crescente utilizzo dell’automazione ha aumentato il volume, la velocità e la facilità con cui la violenza di genere femminile può essere perpetrata, abbassando le barriere alla partecipazione e ampliando il bacino delle potenziali vittime», si legge nel report di AI Forensics.Mentre a livello globale il 58% delle donne ha ricevuto una qualche forma di molestia sessuale sui social e una donna su dieci in Europa ha subito la condivisione non consensuale di immagini intime, piattaforme come Telegram sono diventate mediatrici chiave di un ecosistema di violenza digitale di genere ancora troppo poco sanzionato.«Non possiamo continuare a considerare la violenza sulle donne come un comportamento marginale di pochi individui “malati”. Questa violenza è organizzata, monetizzata e supportata in modo strutturale, e la regolamentazione non può permettersi di restare indietro», dice la sociologa e ricercatrice Silvia Semenzin, che ha guidato l’inchiesta. Se oltre 80 ong ed esperti indipendenti chiedono ora alla Commissione europea di indagare su Telegram per aver facilitato reti di abusi sessuali basati su immagini online, il Ceo di Telegram, Pavel Durov, ha accusato l’Unione europea di utilizzare ong e organi di stampa per giustificare un aumento della sorveglianza e della censura.
Il mercato del revenge porn è su Telegram
La piattaforma è nei fatti mediatrice chiave di un ecosistema di violenza digitale di genere ancora troppo poco sanzionato Un report di AI Forensics analizza le











