Non basta indignarsi per qualche giorno sui social o chiudere un sito web. Per combattere la violenza di genere che infetta la sfera digitale serve un cambiamento culturale, ma anche norme capaci di arginare le nuove forme di abuso. Perché la violenza su internet non è una semplice estensione di quella tradizionale, ma un fenomeno che amplifica la capacità di controllo, umiliazione e aggressione ai danni delle donne. È da queste consapevolezze che nasce Libere anche qui, campagna nazionale sul consenso digitale presentata questa mattina in Senato.
Valeria Campagna è una consigliera comunale del Pd a Latina e componente della Direzione nazionale dem. Nel 2025 aveva denunciato pubblicamente che alcune sue fotografie erano finite su phica.eu, forum che pubblicava scatti rubati sui social network o foto scattate in luoghi pubblici e privati all’insaputa delle dirette interessate, portando alla chiusura del sito. E oggi è tra le promotrici dell’iniziativa: “Bisogna intervenire su più livelli – spiega Campagna, che è anche vicesegretaria regionale del Pd Lazio -, sul versante culturale e su quello normativo. Quando andai in questura a denunciare che le mie foto erano su quel sito mi sono sentita rispondere: ‘Dobbiamo capire qual è il reato da contestare’, perché non ne esiste uno specifico“.






