Dalla diffusione non consensuale di immagini sul web ai deepfake sessuali. Dall’hate speech al cyberstalking: Libere anche qui è una campagna nazionale sul consenso digitale e per contrastare la violenza di genere online.
«Un fenomeno molto diffuso e ancora molto sottovalutato che non nasce con internet ma ha radici nella vita di tutti i giorni. E che riflette e amplifica le stesse dinamiche patriarcali che persistono nella società», spiegano le promotrici: Valeria Campagna, consigliera comunale a Latina, Anna Frattini, assessora di Brescia, Lucrezia Iurlaro, presidente dell’associazione Tocca a Noi, Giulia Pelucchi, presidente del Municipio 8 di Milano e Laura Sparavigna, assessora di Firenze.
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Insieme al loro, durante il lancio del progetto in Senato moderato dalla giornalista Donata Columbro, anche Cristina Carelli, presidente di DiRe – donne in rete contro la violenza, le senatrici Alessandra Maiorino (M5s) e Cecilia D’Elia (Pd), che ha ospitato la conferenza stampa, e le deputate Elena Bonetti (Azione) e Luana Zanella (Avs).
Nata dall’esperienza di Valeria Campagna - che qualche mese fa ha scoperto che alcune sue fotografie senza consenso erano state pubblicate sul sito phica.eu, accompagnate da commenti sessisti – Libere anche qui «trasforma un’ingiustizia individuale in una battaglia collettiva che ha l’obiettivo di durare nel tempo e generare cambiamento, andando oltre l’indignazione creata dalla singola notizia», chiarisce proprio la consigliera di Latina: «La violenza digitale è reale. Chi la vive tocca le sue conseguenze ogni giorno. Per fare anche dello spazio digitale uno spazio in cui possiamo sentirci sicure, abbiamo deciso di dare vita a Libere anche qui».






