Dalla diffusione non consensuale di immagini ai deepfake sessuali, dall’hate speech al cyberstalking: contro la violenza digitale di genere, non...Dalla diffusione non consensuale di immagini ai deepfake sessuali, dall’hate speech al cyberstalking: contro la violenza digitale di genere, non basta chiudere un sito, ma bisogna affrontare le radici culturali di questa violenza e promuovere una cultura del consenso anche online. Nasce da questa consapevolezza “Libere anche qui”, la campagna nazionale sul consenso digitale e sul contrasto alla violenza di genere online, presentata al Senato della Repubblica. Tra le promotrici, l’assessora del Comune di Brescia Anna Frattini (Pari opportunità, Istruzione), con Valeria Campagna, Lucrezia Iurlaro, Giulia Pelucchi e Laura Sparavigna (a supporto, anche TiCandido, Tocca a noi, DIRe). L’iniziativa nasce da esperienze dirette di violenza digitale vissute dalle promotrici (spesso proprio le donne con un ruolo pubblico sono prese di mira da siti violenti), ma l’obiettivo è di andare oltre il singolo caso, facendo dell’esperienza personale l’occasione per un impegno collettivo civico. "Essere amministratrici locali - spiega Frattini - è un punto di forza, perché dal basso si può generare maggiore consapevolezza e innescare un cambiamento". Il 22 giugno, Brescia sarà la prima di cinque tappe per la presentazione del Manifesto della campagna, dell’Atlante del consenso digitale. Pronta anche una mozione tipo che i Comuni possono adottare: uno degli impegni sarà di farsi portavoce presso il Governo di istanza per l’educazione sessuo-affettiva e digitale. F.P.