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Ultimo aggiornamento: 13:03
Esiste una livella nel mondo della violenza digitale? No. Lo sappiamo tutti: le donne sono le principali vittime (anche qui). Eppure, c’è un contrappasso. Perché, se la violenza digitale colpisce il sesso femminile, sembra poi ‘compensare’ accanendosi sugli uomini in modo speculare e opposto.
Prendiamo il revenge porn (la condivisione non consensuale di materiale intimo a scopo vendicativo): l’80% delle vittime sono donne. La situazione, però, si capovolge quando entra in campo la sextortion. È l’estorsione di soldi o favori sessuali con la minaccia di diffondere contenuti intimi. Qui, il 90% delle vittime sono uomini. E, questa volta, ad essere carnefici sono le donne. O le finte donne.
Ad adescare i maschi, infatti, spesso sono profili fake, sotto forma di ragazze avvenenti: si presentano come affidabili, comprensive e interessate al benessere della vittima. Piano piano, il rapporto diventa più intimo, fino a scambiarsi materiale erotico. Ed ecco. Pesce abboccato. Ci sono, poi, estorsioni più pittoresche. È il caso delle amanti che ricattano il fedifrago: “Se non lasci tua moglie, le arriveranno delle belle foto”.







