di Luca Puccinidomenica 7 giugno 20263' di letturaMaranza in ferie. Ché oramai ci siamo: il primo caldo, i calzoni corti, tra poco finisce pure la scuola. È arrivata la bella stagione e sì, certo, è un diritto di tutti tirar tardi al mare, concedersi una serata di relax in spiaggia, bighellonare dove capita con una birra ghiacciata in mano. C’è un’avvertenza, però, ed è quella di sempre: sante, santissime vacanze che, in un certo senso, terminano quando cominciano quelle degli altri. Non è che nel sacro nome del liberi-tutti di giugno puoi tenere un quartiere in ostaggio, far andar di traverso il soggiorno a chi lavora un anno intero per permettersi una settimana di stacco, credere che sia sufficiente prendere un treno e fare un viaggio di mezz’ora per essere impunito quanto basta da confondere lo svago con la prepotenza.Vedi Jesolo. La bella Jesolo, perla della riviera veneta, a metà strada tra Caorle e Cavallino Treporti, conosciuta, conosciutissima tra i villeggianti del solleone. In soli tre giorni, quelli del ponte per la festa della repubblica (tra parentesi: prenotazioni su ovunque alla faccia dei soliti gufi sull’Italia che non va), si è ritrovata due risse in casa. Entrambe a opera di giovanissimi, entrambe con lo stesso schema, entrambe finite con l’intervento delle forze dell’ordine e nessun ferito (per fortuna), entrambe tra gruppetti di maranza in libera uscita. Lo schema, tra l’altro, ha una ritualità che desta quasi sospetto: prima il ritrovo, in stazione oppure in un fast-food (perché si tratta di ragazzini di seconda e terza generazione che non vivono in città, sono del Trevigiano oppure di Mestre); poi le sbruffonate, quell’atteggiamento un po’ su di giri che, d’accordo, a quell’età è quasi fisiologico però c’è un limite a ogni cosa; e infine lo scontro, praticamente sempre inter-etnico, dovuto alle rispettive origini nazionali.