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Giuseppina Manin

Il pianista iraniano il 9 giugno è a Milano, ospite della rassegna ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi

Suonare Liszt subito dopo la lectio di Massimo Cacciari su Il desiderio e la legge può indurre una certa soggezione. «Al contrario, per me è uno stimolo bellissimo perché quei due termini sono i cardini della vita civile e anche musicale» ribatte Ramin Bahrami, pianista di fama internazionale, il 9 giugno al Piccolo Teatro Grassi per la Milanesiana ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, che in questa sua 27ma edizione affronta quel tema. «In un’epoca di violenza e irresponsabilità politica, diffondere il desiderio di ciò che più ci manca, la pace e la bellezza, tra i giovani a cui stiamo rubando il futuro, è necessario. Sono padre di una bambina di 13 anni, soffro pensando al mondo che l’attende».

Anche per lui non è stato facile. Aveva 11 anni Ramin quando, dopo la rivoluzione di Khomeini, è dovuto fuggire dall’Iran con madre e fratello, il padre in carcere, dove morì. «Senza un soldo e angosciato, a Milano ho però trovato il luogo della speranza, dove continuare gli studi al Conservatorio, iniziare la carriera. Milano mi ha accolto con generosità, da città aperta alla cultura, dove si faceva la fila per ascoltare Richter. Oggi le file si fanno per il nuovo modello di orologio, temo sarebbe diverso».