VENEZIA - La sua terra d'origine è sotto i bombardamenti da alcune settimane. Ramin Bahrami solitamente inizia l'incontro parlando, ovviamente, di Bach del quale viene unanimemente riconosciuto come uno dei più interessanti interpreti contemporanei. Ma questa volta il pianista iraniano, nato a Teheran nel 1979 l'anno delle rivoluzione di Khomeyni e poi fuggito in Europa con la famiglia, non riesce a superare la comprensibile sofferenza del momento. E nella sua analisi mette in luce le responsabilità che varie figure di livello internazuionale hanno su questa drammatica guerra.

Ospite mercoledì 15 aprile alle 17.30 di "Incroci di civiltà", il pianista si esibirà al teatro Goldoni per l'apertura della rassegna dedicata alla letteratura mondiale. «In queste ore mi viene da pensare soprattutto agli "incroci di bombe" - attacca amaramente Bahrami - nel mio paese la situazione è davvero grave»

Bahrami, che giorni sta vivendo l'Iran?

«Siamo vittime dell'arroganza del presidente Trump, un uomo dai capelli arancioni che colpisce l'umanità. In queste drammatiche ore mi chiedo dove è andata a finire la celebre democrazia degli Stati Uniti. Non giustifico di certo il governo del mio paese, anzi penso che qui nessuno si salva, ma mi chiedo perché nemmeno l'Europa in questi anni si sia mai mossa in anticipo per evitare quello che sta accadendo. I timori c'erano eccome, ma forse gli europei erano più intenzionati a fare degli inciuci. Comunque in ogni caso ringrazio l'Università di Ca' Foscari per avermi chiamato ad inaugurare questa bella rassegna».