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Ultimo aggiornamento: 12:14
Chi frequenta la classica sa bene chi è Maurizio Baglini. Pianista esimio, a suo agio nei repertori più impervi ed esigenti, dotato di una felina destrezza nel passare dalle sonorità delicatissime alle esplosioni più drammatiche. Non lo sentivo da qualche anno. È stato un gran piacere riascoltarlo. Lo dico senza mezzi termini: è più maturo ancora, agguerritissimo sul piano tecnico, impeccabile dal punto di vista interpretativo.
Il Concerto ha aperto il ciclo MIA (Musica Insieme in Ateneo), uno dei tanti filoni della benemerita associazione bolognese “Musica Insieme”, presieduta dall’infaticabile Alessandra Scardovi, alacremente coadiuvata da Fulvia De Colle. Come di consueto, i musicisti di MIA si esibiranno anche al S. Orsola di Bologna, per trasformare, come scrive Scardovi, “gli spazi del Policlinico in luogo di ascolto e di incontro”.
MIA offre quest’anno agli studenti dell’Università cinque concerti: quello con Baglini si è svolto in collaborazione con il Centro La Soffitta del Dipartimento delle Arti (in capo ai docenti Anna Scalfaro, Silvia Bruni e Matteo Paoletti). L’Arabeske op. 18 e il Carnaval op. 9 di Robert Schumann figuravano in testa al programma. Gli anni tra il 1835 e il 1840 sono quelli in cui Robert prodiga a piene mani composizioni pianistiche costituite da pezzi brevi; nel 1840 saranno invece i Lieder a sbocciare uno dopo l’altro dalla sua fertile creatività. Baglini affronta il compositore romantico con l’acribia del filologo e la delicatezza del poeta.








