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Ultimo aggiornamento: 7:30

Il suono è sempre limpido, denso, sapiente; il duo è esattamente quello che da ben più di mezzo secolo rinverdisce i palinsesti delle stagioni musicali di mezzo mondo, quello che ha attraversato indenne intere stagioni della più recente storia musicale senza subirne i colpi più intransigenti, senza soccombere ai facili dogmi di una contemporaneità da cui i nostri, con un’elasticità sconosciuta ai più, hanno saputo estrapolare le pagine più significative.

Parlo ovviamente di Antonio Ballista e Bruno Canino, il più celebre duo pianistico italiano degli ultimi sessant’anni che stavolta, per questa nuova infornata di concerti autunnali, ha prediletto un repertorio che spazia da Fauré a Ravel, da Satie a Stravinsky. È lì, nelle loro sapienti mani, tutta la migliore scena di inizio Novecento, alcuni dei volti e delle pagine di maggior profondità e respiro della musica europea del secolo scorso: “Noi siamo partiti con la neue musik – commenta a fine concerto Antonio Ballista -, che ultimamente però ha pochissime richieste”; “Il mio favorito – gli fa eco Canino – è il Novecento storico, e non lo rinnego”.

Ecco dunque i Tre pezzi facili per pianoforte di Stravinsky, quelli che il più grande compositore russo del secolo scorso dedicò rispettivamente ad Alfredo Casella, Eric Satie e Serghei Diaghilev, il celebre impresario che fece grandi quei balletti russi citati da Battiato nella sua storica Prospettiva Nevski: “Battiato – commenta Ballista, suo grande amico e infaticabile collaboratore – ha inventato una musica che non aveva niente a che vedere con quell’avanguardia a cui inizialmente era interessato. Poi ha visto che non era affar suo, e allora ha trovato uno stile di un’originalità straordinaria in campo cantautorale”.