ROMA – Proprio quando il destino dell’auto elettrica nel mondo occidentale sembrava segnato, la Storia, come spesso accade, ha cambiato all’improvviso direzione. E ancora una volta è stata la geopolitica a rimescolare le carte. La nuova crisi in Medio Oriente, con il conseguente rialzo dei prezzi di petrolio e carburanti, ha riacceso l’interesse verso le vetture elettriche. La tensione internazionale ha fatto riapparire lo spettro del 1973 e ha ricordato al mondo quanto l’energia fossile resti vulnerabile agli shock politici e militari. In Europa, dove il prezzo alla pompa è tornato rapidamente a salire, molti automobilisti hanno ripreso a guardare alle auto elettriche non soltanto come simbolo della transizione ecologica, ma come un modo per poter risparmiare.

E il paradosso è che la ripresa di interesse per le Bev sia dovuto alle mosse di uno dei loro massimi detrattori: Donald Trump. La sua linea aggressiva sul commercio internazionale, il sostegno senza sfumature all’industria petrolifera americana. la cancellazione di ogni incentivo green e l’attacco all’Iran, stanno contribuendo ad alimentare proprio quella volatilità energetica che finisce per rendere più interessante la mobilità elettrica. Più l’approvvigionamento di petrolio diventa instabile, più l’elettrico torna competitivo nella percezione dei consumatori.