Proprio quando pensavamo che la macchina elettrica fosse il boia dell'industria automobilistica ecco che arriva una guerra a ribaltare il copione. Il conflitto in Iran potrebbe infatti trasformarsi nel più insperato alleato della transizione verso vetture a batteria.

Ora che lo Stretto di Hormuz da cui passa il 20 per cento del petrolio mondiale è diventato un campo minato, il panorama cambia. Drasticamente. I motivi sono tanti.

Primo: i prezzi del petrolio sono schizzati alle stelle. Dal tranquillo 60-70 dollari al barile di un anno fa, siamo passati a picchi di oltre 100, con oscillazioni record. In Europa, che importa oltre il 90% del suo greggio, questo significa benzina e diesel a prezzi da gioielleria.

Secondo: l'indipendenza energetica diventa una questione di vita o di morte. L’Europa, già scottata dalla crisi ucraina, si rende conto che dipendere dal Medio Oriente per il carburante è follia. Con lo Stretto di Hormuz paralizzato le scorte di gas e petrolio si assottigliano. I livelli di stoccaggio europei sono al minimo storico, intorno ai 46 miliardi di metri cubi, contro i 77 del 2024. Risultato? Prezzi dell'energia che volano, e un'urgenza di diversificare che non ammette ritardi perché con l'elettrico, l'energia può venire dal sole, dal vento.