Il braccio destro di Mohammad Hannoun respinge le polemiche e rivendica la presunzione d’innocenza, ma restano i dubbi sui legami con Hannoun e sull’evento in cinque scuole
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Come ribaltare la situazione: Sulaiman Hijazi, protagonista dello scoop de Il Giornale, ha parlato ai microfoni dell’Ansa accusando chi ha fatto il suo nome di voler macchiare i palestinesi. Facciamo un passo indietro: Hijazi è indagato dalla procura di Genova per terrorismo all’interno della maxi inchiesta che vede coinvolti oltre 20 imputati. Lui è lo storico braccio destro di Mohammad Hannoun, in carcere in custodia cautelare dal 27 dicembre in quanto ritenuto l’uomo a capo della cupola di Hamas in Italia che avrebbe inviato denaro ai terroristi, raccogliendoli in Italia con la finta scusa della beneficenza. Hijazi, accompagnando il referente di Al Jazeera a Gaza Wael Dahdouh, era presente quando i bambini di 5 scuole di Modena hanno intonato il coro “free free palestine”.Un fatto gravissimo per cui il ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara ha immediatamente chiesto che venissero fatti gli accertamenti per comprendere quali siano state le dinamiche. Ma Hijazi definisce questa “una polemica assurda, creata sul nulla, senza nessun argomentazione. Sono sicuro che la mia posizione sarà archiviata, ma in ogni caso indagato non vuol dire colpevole, vuol dire presunto innocente. Non capiscono perché le persone vengono trattate come se fossero delinquenti”. Ma nessuno di noi ha mai sostenuto che fosse colpevole per il reato che lo vede oggi indagato, ma abbiamo sempre denunciato la sua passione per Hamas mai smentita, le sue frequentazioni, i suoi post inneggianti il pogrom del 7 ottobre, commesso dai terroristi.









