MANIAGO - Sei anni sono una frazione di tempo. Eppure, la traiettoria di Gabriele Bonavolta è stata abbastanza netta da tracciare un prima e un dopo nella vita della comunità, frantumando qualsiasi idea di tempo misurabile. La scomparsa precoce ha lasciato un silenzio profondo in tutta Maniago, un vuoto che si avverte nelle strade, ma che unisce l'intera comunità attorno a mamma Claudia e papà Nicola.

IL DOLORE «La famiglia Bonavolta è profondamente radicata nel nostro tessuto sociale - ha commentato il sindaco di Maniago, Umberto Scarabello -. Restiamo vicini a due genitori che hanno attraversato il tunnel della malattia, e ora questi giorni così duri, con una dignità e una serenità fuori dal comune». Il sindaco ha inoltre confermato che il legame con la città non si spegnerà, in futuro, insieme alle associazioni locali, verranno create iniziative concrete per mantenere vivo il suo ricordo. La comunità si ritroverà per un momento di raccoglimento questa sera alle 19.15 con la preghiera del rosario, mentre il funerale sarà celebrato domani alle 15 nel Duomo di Maniago. Quel sorriso furbo e ironico sarà luce per i tanti bambini, ragazzi, uomini e donne di questa comunità così unita nel dolore, ma anche nella consapevole serenità che il viaggio con Gabri è stato unico e per sempre. La perdita ha ferito. Perché Gabri era una forza della natura. Chiunque lo abbia incrociato ne ricorda l'intelligenza viva, la voglia costante di dialogare, lo scherzo pronto. C'era un intero mondo dietro quel suo sguardo furbo, nella foto che appare nelle pareti della cittadina, si coglie l'espressione tipica di chi ha già capito come va la vita e sembra impossibile a sei anni e mezzo. Ma è così. Il volto incorniciato da un sorriso magnetico e da quei capelli spettinati che il vento muoveva durante le corse in bicicletta. Così tutti lo ricordano, spensierato, allegro. Insieme a lui, una famiglia straordinaria che ha camminato con fierezza, trasformando il percorso accidentato di una malattia tremenda, la "bestia" come la chiamano i genitori, in un nido accogliente, un luogo protetto dove l'amore contava più dei bollettini medici. È diventato così il supereroe della città. Per quella corazza interiore con cui ha sfidato un male troppo grande per chiunque, riuscendo persino a sorreggere i suoi genitori, in un abbraccio fortissimo, fatto di carezze, di respiri, di voglia di stare con chi si ama. Ha insegnato loro a non arrendersi e a riconoscere, nel tempo condiviso, un dono immenso che niente potrà cancellare. Una parola, un cenno, uno sguardo. A volte i macchinari ospedalieri scompaiono, perché resta l'essenza di un bambino dolcissimo e forte, il supereroe di Maniago. Trovarsi e parlare in queste ore è doloroso, la distanza fisica da Gabri fa male. Eppure, la vicinanza di tante persone dimostra quanto il passaggio di questo bambino sia stato per tutti amorevole. Ha dimostrato che anche quando l'orizzonte si stringe, non si può cedere il passo alla resa, si resta in piedi come farebbe un leone. Per i genitori, varcare la soglia dell'ospedale ha significato per anni oscillare tra la fiducia nella medicina e la consapevolezza che ogni partenza poteva non prevedere un ritorno. Eppure, ogni volta che la strada sembrava interrompersi, il viaggio è proseguito. L'energia di Gabri non si è spenta con lui. IL LASCITO Come ha sussurrato papà Nicola, continua a riverberarsi adesso, generando amore che circola tra tutti. I Bonavolta hanno sempre scelto la via del riserbo, tenendo il piccolo al riparo dalla vetrina dei social network. Se oggi la loro storia diventa pubblica, è solo per un dovere di gratitudine, per dare il giusto valore a una vita così intensa e per ringraziare una comunità che si è dimostrata uno scudo contro la solitudine. Il legame di Gabri con gli altri si fa già futuro, il dolore si è trasformato in un gesto di solidarietà per chi sta ancora lottando. La famiglia ha, infatti, promosso una raccolta fondi a favore dell'Oncologia Pediatrica Luca, della Fondazione Le Petit Port e dell'Area Giovani del CRO di Aviano.