SEDICO (BELLUNO) - Dentro una chiesa gremita, nel silenzio irreale di oltre duemila persone, gli occhi erano tutti rivolti verso quella piccola bara accompagnata lungo la navata dal papà Gabriele. È stato lì che si è scritto l'ultimo capitolo della tragedia che appena una settimana fa ha sconvolto un'intera comunità. Ieri non c'era spazio sufficiente per contenere tutto il dolore accumulato per Lucas De March, il bambino di 6 anni schiacciato da un muletto lo scorso venerdì 8 maggio.

Alle persone è stato permesso di occupare anche la navata centrale della chiesa pur di entrare, tante altre sono rimaste all'esterno a seguire la cerimonia. Famiglie, amici, bambini, compagni di scuola, semplici cittadini. Un paese, raccolto attorno a mamma Jennifer, papà Gabriele e a tutti i familiari. In modo insolito, quasi sospeso nel tempo, le funzioni si sono aperte con la lettura dell'opera del canonico inglese Henry Scott Holland "La morte non è niente", scelta come preludio al funerale del piccolo Lucas. Poi è stata proprio la mamma a prendere la parola.

La sua voce ha attraversato la chiesa in un silenzio assoluto, dipingendo il ricordo del figlio in un ritratto pieno di vita e amore: «Caro Lucas, "piciol", grande, mamma e papà chiunque ti abbia avuto vicino, anche solo per dieci minuti, è stato inebriato dalla tua energia e dalla tua luce, dalla tua sete di conoscenza, dalla tua vivacità e gioia». Jennifer racconta ogni tratto del figlio: la testardaggine, la precisione, l'instancabile voglia di fare, il sorriso e nasino "perfetti" e quella forza capace di riempire ogni spazio. «Sei nato per aiutare gli altri, per dare il dono della maternità, per far conoscere un amore infinito a me e a tuo papà. Per rendere migliore questo mondo e chi ti incontrasse».