Ho appena finito di rileggere la prima enciclica di Papa Leone XIV. Un testo molto articolato e certamente scritto in un intreccio di tradizione e ermeneutica del tempo presente. Non è solo un testo di teologia. È molto di più. Ci sono chiose che rimandano direttamente alla dialogante fortezza di Agostino. Non poteva comunque essere diversa. Il punto centrale che si evince immediatamente sta nel difendere l’umano perché l'umano è magnifico. La famiglia resta fondamento. Si parla della famiglia tradizionale. La considera un "bene sociale primario" o meglio una "cellula fondamentale e insostituibile di ogni organizzazione comunitaria".

Il nucleo di "Magnifica Humanitas", faccio soltanto delle annotazioni in sintesi, pubblicata il 25 maggio 2026 e firmata il 15 maggio nel 135° anniversario della "Rerum Novarum", è dichiarato già nel titolo. L'umanità è “magnifica” non per ciò che produce, ma per ciò che è. “Ogni persona umana è pensata e voluta da Dio per entrare in comunione con lui, con gli altri e con il creato”. Perché non esistono "guerre giuste" perché colpire l'uomo è colpire le religione o meglio è colpire Dio.

Leone XIV non condanna la tecnica. “La tecnologia ha il potere di guarire, connettere, educare e proteggere la nostra casa comune”. Infatti il problema è l’assenza di centro. Quando l’algoritmo sostituisce il volto, nasce “l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli” e le “nuove forme di schiavitù digitale”. Per questo il criterio è uno solo: “se vogliamo preservare la nostra umanità, non dobbiamo permettere che le persone siano ridotte a meri dati”. Qui emerge la cifra agostiniana del testo. Agostino insegna che la "civitas Dei" non fugge dal secolo. Invece lo abita per redimerlo. Leone XIV traduce così: “rifiuta di relegare la fede alla sfera privata, chiamando a una Chiesa umile e visibile”.