Il racconto dello chef e dell'avvocato: "Ci aspettavamo un gesto di attenzione"
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A tre settimane dal terrore di Modena, il sangue lasciato sulla strada dall'italo-marocchino Salim El Koudri è già stato lavato. Perché spenti i riflettori sulle passerelle delle Istituzioni, accorse in quel 16 maggio sulla via Emilia per esprimere vicinanza agli otto feriti, falciati da quel 31enne animato dall'odio verso i "bastardi cristiani", e per elogiare i cittadini-eroi che a rischio della vita avevano placcato l'attentatore in fuga, il sentimento che resta, tra le persone coinvolte, è quello dell'abbandono.Sebbene i buoni propositi dei rappresentanti locali di assistere, con le cure e con un supporto psicologico, quei passanti miracolosamente sopravvissuti alla furia di El Koudri, chi ce l'ha fatta ora sente di combattere da solo con l'orrore di quelle scene di disperazione e con il difficile percorso riabilitativo.Tra questi Ermanno Muccini, lo chef del ristorante Zelmira, ricoverato all'ospedale di Baggiovara con un trauma cranico, una ferita nella regione oculare e uno schiacciamento di una vertebra. Dimesso quattro giorni dopo la tragedia con una prognosi di un mese, il cuoco è stato lasciato al suo destino. E oggi parla in esclusiva a Il Giornale, per raccontare ciò che sta vivendo. "Io non punto il dito contro nessuno e ringrazio Dio di non aver subito traumi terribili. Però proprio perché so che ci sono vittime in gravi condizioni, tra cui le due donne amputate, il mio pensiero va a loro e alle famiglie, per cui spero che la mia testimonianza possa aiutare chi sta peggio di me", premette lo chef. "Io non ho sentito alcuna vicinanza dalla politica locale né dai professionisti che dovevano aiutarci. Non che qualcuno mi abbia promesso qualcosa", sottolinea il 60enne "e non pretendo nulla, però mi avrebbe fatto piacere ricevere un gesto di attenzione, visto che non ci siamo cercati quello che ci è successo, ma siamo vittime casuali di un attacco allo Stato". Ermanno racconta che






