All'uomo non viene contestata l'aggravante del terrorismo
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"Non sarà mai abbastanza". Carmen, la sorella di Salim El Koudri, chiede scusa tra le lacrime per le otto persone ferite a Modena, e il suo dispiacere è sia per le vittime che per quanti hanno assistito alla caccia a ciclisti e pedoni messa in atto dal 31enne di origine marocchina nel centro storico prima di schiantarsi contro la vetrina di un negozio tranciando le gambe a una turista tedesca, per poi tentare di scappare armato di coltello.
All'uomo non viene contestata l'aggravante del terrorismo. Ma a sentire l'accorato messaggio della sorella, diffuso dall'avvocato della famiglia, Fausto Gianelli, il ritratto di El Koudri (foto) non coincide con quello di una persona marginale o violenta. "Ogni pensiero è rivolto ai feriti", spiega la sorella, che guardando al prossimo incontro con Salim dice che non sa se "riuscirò a guardarlo negli occhi". Lei racconta di un ragazzo "primo della classe", "preciso, ordinato, sempre pulito". Insomma "sia lo studente che il figlio perfetto". E quel gesto? Anche per i familiari non sembra aver senso, e stando alla sorella non è una conseguenza di un disagio psichico noto. Anzi. "Non abbiamo visto che qualcosa è cambiato in lui", spiega. "Nell'ultimo periodo abbiamo notato che era combattuto, era diverso", insiste, ma lei e i genitori pensavano fosse solo il "dispiacere di non trovare lavoro a 30 anni". Non una parola sul perché di un gesto che anche per Carmen era impensabile. "Siamo cresciuti insieme, non abbiamo mai avuto problemi coi vicini e con qualunque persona incontrata nella nostra vita", spiega in lacrime la sorella. "Non capisco cosa sia successo", sospira.










