La versione integrale di Kill Bill: The Whole Bloody Affair torna al cinema e dimostra che l’opera di Quentin Tarantino è ancora un’esperienza collettiva, fisica e necessaria
Kill Bill: Volume 1 è un film uscito più di vent’anni fa. Era il 2003 e Quentin Tarantino era già diventato un fuoriclasse del cinema contemporaneo con Le Iene, Pulp Fiction e Jackie Brown. L’anno dopo esce Kill Bill: Volume 2 e Uma Thurman entra nell’immaginario collettivo come la cacciatrice di teste in tuta gialla che nella vita ha un solo obiettivo: uccidere Bill. Nulla la può fermare, gli ostacoli sono dolorosi ma non insuperabili. La sua fragilità più grande — la figlia che le è stata portata via — diventa anche la sua forza più profonda.
Kill Bill: The Whole Bloody Affair
Nel suo percorso di vendetta, Beatrix Kiddo si svela progressivamente anche a sé stessa: una donna che desidera una vita normale, ma che è capace di combattere con la katana forgiata da Hattori Hanzō. Kill Bill è un film che richiede tempo, pazienza e coraggio. Un’opera d’arte unica che unisce immagine, sceneggiatura e musica per entrare nell’intimità dello spettatore. Un mondo in cui violenza e brutalità convivono con ironia e fragilità umana, quello spazio segreto che esiste dentro ognuno di noi.












