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Alessandra Puato

L’analisi di Ferruccio de Bortoli e Mauro Maré sul passaggio generazionale, la corsa delle Borse mondiali. Torna «Persone e Talenti» con la top ten dei lavori introvabili

La Commissione europea ha accolto in parte la richiesta italiana di flessibilità fiscale, per le spese legate alla crisi energetica. Gli Stati aderenti, in sostanza, potranno usare fino allo 0,3% del Pil nel 2026, 2027 e 2028 per investimenti che accelerino la transizione verde. Per l’Italia, si è calcolato, si tratta di 13,5-14 miliardi. La notizia è l’occasione per parlare di tasse ed equità, un equilibrio difficile da trovare secondo Ferruccio de Bortoli e Mauro Marè, che si occupano del tema sull’Economia del Corriere della Sera, in edicola domani con il quotidiano. «La flessibilità conquistata dal governo a Bruxelles è, non dimentichiamolo, la licenza a fare un po’ di debito in più — scrivono de Bortoli e Marè —. A fronte di investimenti, però. Com’è accaduto in altre epoche, le raccomandazioni dell’Ue passano in secondo piano. L’enfasi è tutta sui margini di nuova spesa. Non ci rendiamo conto che continuiamo a vivere al di sopra delle nostre possibilità. Eppure le priorità della finanza pubblica sono abbastanza semplici».Quali? Contenere il disavanzo, aumentare la crescita. E mettere mano alle tasse bilanciando il prelievo con l’equità. L’Irpef, è il messaggio di de Bortoli e Marè, grava ormai soltanto sui redditi da lavoro dipendente e da pensione, mentre i veri ricchi scelgono dove pagare le imposte (all’estero) e in che modo. Perciò l’idea di rispolverare le patrimoniali non funziona e fa anche perdere le elezioni, dicono de Bortoli e Marè. Che propongono, fra l’altro, qualche idea per il passaggio generazionale del risparmio: per esempio, canalizzarlo «verso conti di welfare, dove i genitori o i parenti possono accumulare parte della loro ricchezza per i figli e i nipoti».