di
Alessandra Puato
L’analisi di Ferruccio de Bortoli sulle difficoltà del welfare in Europa. I consigli di 38 gestori per costruire il super portafoglio dell’estate
Chi pagherà le pensioni di domani? Ci saranno più pensionati poveri? I giovani lavoratori di oggi riusciranno in futuro ad avere un assegno dignitoso per vivere, visto il decrescere dei salari e di conseguenza dei contributi versati all’Inps? Sono le domande che emergono dal dibattito economico. Se le pone anche Ferruccio de Bortoli che sull’ultimo numero de L’Economia del Corriere della Sera, in edicola domani con il quotidiano, affronta lo sgretolamento del welfare ed esorta a trovare una soluzione.«Secondo Eurostat (dati 2024), il debito pensionistico italiano è al 434% del prodotto interno lordo — scrive de Bortoli —. Ottomila miliardi circa. E non è che il nostro Paese sia messo peggio di altri in Europa. La Spagna è al 507%, la Germania al 353, la Danimarca però solo al 94. Il welfare europeo è sempre meno sostenibile. Per ragioni demografiche, ma non solo. Il nostro, in particolare». Per debito pensionistico, s’intende «la somma attuale di tutti gli impegni non coperti da accantonamenti reali presi per pagare le prestazioni previdenziali dei prossimi anni». Morale: le pensioni da pagare superano i soldi in cassa. E il flusso in entrata è insufficiente. Un vantaggio dell’Italia, rispetto ad altri Paesi, è che «noi abbiamo un grande risparmio privato», dice de Bortoli. Che perciò sollecita «una decisa promozione degli strumenti alternativi, in particolare della previdenza complementare. La pensione di scorta diventa una necessità, non un’opzione».







