Roma. E vissero flessibili e contenti… Dice adesso Giorgetti: “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. C’è un numero magico, è lo 0,3 per cento, e c’è la possibilità, sempre più seria, che l’Europa riconosca all’Italia la flessibilità richiesta sull’energia, un margine fiscale da circa sei miliardi all’interno della clausola per la Difesa. Attenzione, sono anticipazioni della Commissione Ue ma sono anticipazioni che fanno bene a Meloni. Si chiama Safe, si legge elezioni, manovra di Bilancio e Quirinale. Fitto o Giorgetti? Scatta la fiera di chi rivendica: “Abbiamo vinto” e di chi, come Enzo Amendola, ex ministro del Pd, nota: “La Ue dice sì agli investimenti per le rinnovabili, le fonti a cui ha mosso guerra Meloni, convinta che il sole, il mare e il vento fossero di sinistra”. Non c’è una lettera formale a Meloni da parte della Commissione e non è ancora finita (serve il consenso del Consiglio europeo che può arrivare a giugno o a luglio) ma è vero che Ursula von der Leyen tende la mano all’Italia, apre alla possibilità di usare spazi. E’ più complesso di come si racconta. E’ una flessibilità che non equivale a bonus e sussidi. E’ un margine, lo 0,6 per cento, da spalmare fino al 2028, con un tetto annuo, dello 0,3 per cento, che permetterebbe di fare una legge di Bilancio ariosa, di spendere in Difesa, come desidera Crosetto, il Don Chisciotte tricolore.Può essere un bellissimo sottosopra: il governo Meloni mette pannelli (fotovoltaici) nei suoi cannoni (per difenderci dalle minacce russe) e la sinistra vuole i pannelli ma non i cannoni. Oggi, a margine delle raccomandazioni della Ue, previste nel pacchetto di primavera, potrà esserci l’ufficialità delle modifiche alla Nec, la clausola di salvaguardia per la Difesa (Nec) allargata all’energia, come vuole l’Italia, questa flessibilità che lascia ben sperare. Dice Francesco Filini, il vice Fazzolari, al Foglio, che è “la prova che il Pnrr si poteva e l’abbiamo cambiato, che l’immigrazione si poteva cambiare e l’abbiamo cambiata, tanto che oggi l’Europa sposa il modello Italia sull’Albania”. Dunque, era vero, come ripeteva Giorgetti, che “sull’energia ci stiamo lavorando da mesi” e che quei viaggi, a Cipro, quei colloqui a margine con gli omologhi dell’Economia, servivano, anche se per il Giorgetti alla Trapattoni, “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco…”. Si sta ragionando, va sottolineato ancora (e poi dicono in Italia i retroscena…), di veline diffuse dalla Commissione Ue, e sono tutte di apertura a Meloni che con la sua lettera ha sollevato la questione: energia vale come sicurezza. Raccontano al governo che ci vengono dietro anche altri stati, a parte i frugali, e che la pistola sul tavolo sarebbe la possibilità, estrema, minacciata da Meloni di rinunciare ai progetti per la Difesa, progetti che servono all’Italia, ma anche all’Europa (sono in partnership con Francia e Germania). Ci stanno lavorando tutti, Meloni naturalmente, che è strepitosa quando è epistolare, Tajani quando fa il Tony con il Ppe, e poi c’è la coppia Fitto-Giorgetti che si può dire, con malizia, guarda con vista Colle. La flessibilità riguarderebbe, sia chiaro, spese per investimenti e non sussidi, ma il governo non è preoccupato. A sinistra, chi ha maneggiato i conti pensa che “si arriverà a una partita di giro. Quei soldi in investimenti li metteranno a bilancio e li useranno alla fine per i bonus”. Per Angelo Bonelli, che è sempre il più veloce, “è uno schiaffo alla Meloni ideologica” e nelle raccomandazioni della Ue, per aprire margini, di flessibilità, si parla del Green deal, la malabestia di Meloni, di quei tagli ai combustibili fossili, “le follie verdi”. A destra, e lo rivendica Nicola Procaccini, la sentinella di Meloni in Ecr, a Bruxelles, è la prova che “l’Italia si fa modello e non mi riferisco solo all’energia ma all’immigrazione”. In verità ce n’è un altro di modello. E’ quello che Giorgetti ha indicato insieme ad altri quattro ministri, e non ci crederete, piace anche ad Antonio Misiani, il responsabile economico del Pd. E’ la proposta che prevede di tassare gli extraprofitti delle società energetiche. A dirla tutta ce n’è un terzo e anche questo merita. E’ il modello Fitto che si è guadagnato gli insulti delle regioni ma che solleva un tema. Con una lettera ha proposto, volontariamente, di spostare parte dei fondi di coesione sull’energia. Le regioni virtuose, e ce ne sono, hanno protestato ma è altrettanto vero che ci sono regioni che non riescono. Esempio? Nel 2022 si doveva ancora smaltire la programmazione 2014-2020. E’ un’altra partita ma in questa grande disputa europea si stanno già misurando due possibili candidati al Colle, due figure della destra, Giorgetti e Fitto. Non serve dirlo, l’ultimo spenga la luce al Quirinale.Carmelo CarusoTesto