Un furto ardito non è prerogativa notturna. Una notte al museo è un’azione fertile, richiama fra l’altro: attività speciali fuori orario promosse da alcuni musei in giro per il mondo, soprattutto per famiglie o ragazzi, dove magari si esplorano le sale al buio con la torcia e si dorme nei sacchi a pelo vicino alle teche; un film statunitense di successo del 2006, ambientato al Museo di Storia Naturale di New York con almeno due sequel; una collana editoriale francese promossa nel 2018, già con oltre trenta volumi in meno di dieci anni, ambientati in metropoli di vari paesi, finora per l’Italia nel Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli. L’unica dedicata alla lettura è la terza, geniale l’idea di far incontrare così letteratura e arte dell’editor Alina Gurdiel, collana “Ma nuit au musèe” pubblicata via via con Editions Stock: uno scrittore o una scrittrice trascorre una notte in un museo, dal tramonto all’alba, da solo o sola, con una brandina a disposizione, in mezzo a opere “esposte” e al mondo creativo di altri artisti, di una loro opera o di una collezione in un diverso contesto culturale, con la libertà di narrarle meticolosamente a proprio modo.
La casa editrice Laterza ha avviato due anni fa un’analoga collana giunta ormai al terzo volume: Francesco Fabretti, Una notte a casa Leopardi. Siamo appunto all’interno della grande casa di Giacomo Leopardi nella piccola cittadina di Recanati, tra il Potenza e il Musone, nelle Marche. Lì circa dal 1200 vive la stessa famiglia, lui vi nacque conte il 29 giugno 1798, nove mesi e due giorni dopo il matrimonio fra il padre Monaldo e la madre Adelaide Antici. Erano diverse strutture che si aggregarono nel corso dei secoli, poi divenne un unico nobile palazzo di quattro piani e di cinquemila metri quadri (con pianta trapezoidale, cinta muraria e ristrutturazione proprio nel 1798), la famiglia aveva anche cinquecento ettari di “aristocratiche” terre (qui: ; https://ilbolive.unipd.it/it/news/cultura/cena-leopardiana-recanati-15-dicembre-2025).












