Una fuga a Mendrisio è un successo assicurato grazie alle mostre proposte, innovative e fuori dal comune, seguite dal piacere di un pranzo nei tradizionali grotti, immersi nel verde e a pochi minuti a piedi dal museo. Questa volta, fino all’11 ottobre, il Museo d’arte Mendrisio porta in scena l’inedita mostra monografica dedicata all’artista svizzero Felice Varini.
Chi entra e conosce il museo, al primo momento non si raccapezza. Nelle antiche sale del Complesso di San Giovanni, risalente al XIII secolo, oggi Museo d’arte, non appaiono quadri appesi o sculture sparse qua e là. Felice Varini (Locarno, 1952) oggi tra gli artisti più famosi del mondo per i suoi interventi pittorici negli spazi urbani, alle tele tradizionali preferisce muri, soffitti, finestre o elementi architettonici, che dipinge con forme geometriche essenziali: cerchi, linee, triangoli, colori puri e intensi dall’effetto straordinario.
Ma c’è ben altro a stupire il visitatore e a farlo sognare. Le opere, al primo sguardo frammentate, si ricompongono solo in un punto privilegiato , non facile da trovare, per poi riapparire frammentate, non appena ci si sposta. In parole semplici, a determinare il senso dell’opera è il coinvolgimento dello spettatore, che diventa protagonista. In compenso il metodo per ottenere questi risultati non è per nulla semplice: oltre a calcoli rigorosi, prevede la proiezione delle linee attraverso un complicato dispositivo ottico, visibile nel documentario realizzato apposta per quest’esposizione. In ogni caso, il risultato è avvincente.








