Viviamo in un Paese in cui l’immagine della realtà supera quasi sempre la realtà. Anzi, meglio, in un Paese in cui le molteplici immagini della realtà, propalate da una parte e dall’altra, prescindono quasi sempre dalle singole realtà. Perché in ogni crisi della politica la propaganda fa premio sulla volontà di risolvere i problemi e usa per ragioni di parte tinte forti o scolorite che accentuano le psicopatie che accompagnano le stagioni di crisi. Per cui diventa difficile cogliere i dati reali soprattutto in una fase, come quella che viviamo, di grandi e piccole guerre. All’interno di un mondo in subbuglio sul piano geopolitico dove viene rimesso in discussione perfino l'Occidente per come lo abbiamo sempre conosciuto nei suoi valori costitutivi.
In questo contesto l’appello di Romano Prodi sul riformismo, lanciato dalle colonne di questo giornale, ha avuto una grande eco anche se a volte viene svilito nel tritacarne della polemica di giornata. Quando può esprimere piuttosto una sfida per il Paese a partire dalla sua parte politica, ma senza fermarsi ad essa. Per cui bisogna fare i conti con l’esigenza di costruire un consenso intorno a un sistema di riforme, non di cose astratte. Come fare, per esempio, a venire a capo per davvero stabilmente dell'evasione fiscale o come realizzare un sistema fiscale migliore.








