Inevitabilmente la nostra attenzione di cittadini è catturata soprattutto dalla cronaca quotidiana. Siamo presi dal delitto o dall’incidente del giorno, ci occupiamo di quello che fa il governo o l’opposizione. In questo modo rischiamo però di non prestare molta attenzione al quadro generale entro il quale si svolge la vita del Paese, di dimenticare — a meno di non venirne coinvolti personalmente — i gravi problemi italiani che si trascinano talora da decenni, che si riassumono in uno: il nostro è un Paese in declino.

Non è certo l’unico, perlomeno nell’Europa occidentale. Ma alcune caratteristiche di questo declino italiano — a cominciare dal numero di anni da cui esso dura: praticamente dall’inizio del secolo — gli conferiscono un fortissimo tratto strutturale che in altri Paesi non si riscontra. Cito alla rinfusa: un debito pubblico ormai da sempre in crescita continua e inarrestabile; un’evasione fiscale sempre fortissima e indomabile; una perenne scarsità di investimenti, un continuo e drammatico restringimento del settore industriale, salari e stipendi fermi da anni e dunque una continua perdita del potere di acquisto di gran parte della popolazione, nascita di nuove inquietanti rendite di posizione. Ancora: una qualità sempre più declinante dei servizi pubblici essenziali (ferrovie, rete stradale, acquedotti, ospedali, scuole) da anni sottofinanziati.