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Ci sono momenti nella storia di un Paese in cui non basta più commentare i fatti: occorre fermarsi a riflettere. Le cronache degli ultimi anni ci consegnano un'immagine che inquieta le coscienze. Assistiamo con crescente preoccupazione a episodi di violenza, di aggressività e a forme di disagio che coinvolgono sempre più spesso ragazzi e ragazze, talvolta giovanissimi.
Ogni volta che un giovane diventa protagonista di un gesto estremo, tutta la società è chiamata a interrogarsi. Non è sufficiente individuare un colpevole o invocare pene più severe. È necessario domandarsi che cosa stia cambiando nel tessuto sociale, quali siano le fragilità che accompagnano la crescita delle nuove generazioni e quale ruolo debbano assumere le Istituzioni, la scuola, la famiglia, il mondo sanitario e l'intera comunità.
Come Presidente della Fondazione Artemisia ETS , ogni giorno incontro persone che portano dentro sofferenze spesso invisibili. Dietro molti comportamenti violenti si nascondono solitudine, fragilità emotive, incapacità di gestire le emozioni, assenza di ascolto e, in alcuni casi, un senso di smarrimento che nessuno ha saputo intercettare in tempo.
Non possiamo permettere che il disagio dei giovani venga affrontato soltanto quando sfocia nella cronaca nera. La prevenzione deve diventare una priorità nazionale.






