Ci siamo inoltrati nell’età selvaggia, del ferro e del fuoco, segnala il Censis nel suo 59esimo Rapporto sulla società italiana che presenta oggi. Il 30% degli italiani adesso, rileva la ricerca, ha una convinzione inaudita: le autocrazie sono più adatte allo spirito dei tempi. In questa fase il «Grande Debito» inaugura il secolo delle società post-welfare e così si scopre che l’Italia spende più per interessi (85,6 miliardi) che per investimenti (78,3 miliardi) che superano addirittura dieci volte le risorse destinate alla protezione dell’ambiente (7,8 miliardi). Altro dato allarmante che emerge dal Rapporto, la crisi dell’industria reduce da 32 mesi di calo della produzione: secondo il Censis il lungo autunno industriale rischia di scivolare in un gelido inverno, quello della deindustrializzazione, una deriva che nemmeno l’antidoto del riarmo e dell’aumento della spesa militare può arrestare.
In questo quadro, in un paese sempre più vecchio, dove l’inflazione ha eroso i salari e le piccole imprese boccheggiano, sale la febbre del ceto medio che patisce la fase di stagnazione e rischia sempre di più di perdere lo status conquistato nel tempo. Nonostante i barbari alle porte, però, il popolo italiano non prende alloggio al «Grand Hotel Abisso»: non si abbandona alla profezia dell’apocalisse e sceglie il piacere.








