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5 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 13:00
L’uscita del Rapporto Censis, a dicembre di ogni anno, per me è un momento di interesse e di curiosità. La maggior parte delle cose dette nel rapporto sono arcinote, ma almeno c’è una lettura sociale ed etica che un tempo era frequente e che ora nessuno fa più. Soprattutto, anche se a tratti mi pare non proprio scientifico, il rapporto Censis utilizza un linguaggio fatto di metafore forti e con un certo grado di giudizio morale. Ma, ripeto, di questi tempi è almeno un diversivo rispetto al piattume generale.
E allora veniamo a quello di quest’anno, il 59esimo. In sintesi, dice, appunto, cose che ci aspettavamo. Gli italiani sono abbastanza poveri. Il ceto medio è schiacciato, il debito pubblico è immenso, l’inflazione è inquietante e a due cifre, come il Rapporto bene specifica analizzando ogni bene, dall’energia agli alimenti. Non solo. Gli italiani non hanno alcuna fiducia della politica (e si vede vista l’astensione) e non si interessano neanche dell’informazione politica. Sono consapevoli che l’Europa non conti più nulla, che la Cina sia il futuro e che forse la democrazia non stia tanto bene (il che non vuol dire che sposino l’autocrazia). Insomma, abbastanza saggi, nonostante tutto.










