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Ultimo aggiornamento: 14:57
È un’Italia che guarda più al display che al futuro, più all’istinto che alla fiducia in un progetto comune. Nel mezzo di un mondo agitato, il Paese scivola in quella che il nuovo Rapporto Censis 2025 (leggi i dati su povertà, debito, lavoro e sanità) chiama “età selvaggia“, dove la cultura pesa sempre meno e l’idea stessa di democrazia vacilla.
La spesa per la cultura – Mentre il turismo culturale straniero cresce, la spesa culturale delle famiglie italiane è crollata del 34,6% in vent’anni, fermandosi poco sopra i 12 miliardi. Una cifra che vale solo un terzo di quanto il Paese spende per smartphone, computer e servizi digitali, saliti a quasi 32 miliardi complessivi. A diminuire sono soprattutto giornali e libri. Aumentano invece i consumi legati alle esperienze culturali: cinema, musica, teatro, musei e mostre attirano più pubblico rispetto al passato, pur dentro un quadro di fragilità strutturale.
L’età selvaggia – Per l’istituto di ricerca socio-economica italiano, un terzo degli italiani ritiene che le autocrazie interpretino meglio lo spirito dei tempi. Nel nuovo clima globale, pulsioni profonde, miti identitari, paure e fanatismi sembrano contare più che la ragione economica. L’età “del ferro e del fuoco” perché tutto si rimette in discussione. Il 62% ritiene che l’Unione europea non giochi un ruolo decisivo e il 53% la vede destinata alla marginalità. Il 74% non riconosce più il modello americano e il 55% pensa che il progresso appartenga ormai a Cina e India. E quasi quattro italiani su dieci credono che le dispute globali si risolvano con i conflitti armati.








