HomeUmbriaCronacaLa piaga del "sommerso". Un lavoratore su 10 in nero. Un mercato da un miliardoLa Cgia di Mestre stima che in Umbria ci siano 37mila operatori irregolari che producono il 4,5 per cento del valore aggiunto regionale.Un lavoratore su dieci in Umbria è in ‘nero’ La stima della Cgia di Mestre è impietosaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciUn lavoratore su dieci in Umbria è in ‘nero’. La stima della Cgia di Mestre è impietosa: sono 37.100 i lavoratori irregolari nella nostra regione (dato 2023), pari al 9,8 per cento del totale. Questo ci piazza come seconda regione del Centro Italia per tasso di irregolarità (sopra c’è solo il Lazio a 12,1%). Ma c’è di più, dato che questo sommerso produce oltre un miliardo di valore aggiunto, il 4,5 per cento del totale del Pil umbro che ci fa entrare in una non lusinghiera decima posizione, sulle venti regione italiane.
Dati che arrivano all’indomani dei casi di caporalato con la strage di ad Amendolara e che riaccendono i riflettori sul "sommerso". Il volume d’affari generato dall’economia sommersa supera i 77 miliardi di euro in Italia. Oltre un terzo di questa ricchezza prodotta irregolarmente (il 35,7 per cento) si concentra nelle regioni del Mezzogiorno, dove si registra anche la quota più elevata di lavoratori coinvolti. Su un totale nazionale di 2,6 milioni di occupati irregolari, infatti, il 37,5 per cento opera nel Sud. Ma oggi il lavoro sommerso è diffuso in misura preoccupante anche nel Centro-Nord. La propensione al "nero" è pari all’8,3 per cento, interessa la Calabria. Seguono la Campania con il 7 per cento, la Sicilia con il 6,4 per cento e la Puglia con il 6,3 per cento. La media nazionale è del 4 per cento. Dei 2.608.600 occupati non regolari stimati in Italia dall’Istat, 979.500 sono ubicati nel Mezzogiorno, 634.000 nel Nordovest, 572.300 nel Centro e 422.800 nel Nordest.












